L'incendio scoppiato nella notte di Capodanno al locale «Le Constellation» di Crans-Montana ha provocato 40 morti e oltre 120 feriti. Tra le vittime sei ragazzi italiani, quasi tutti sedicenni. Le indagini della Procura del Canton Vallese hanno accertato che fontane pirotecniche hanno innescato il rogo, rivelando gravi carenze nei controlli di sicurezza antincendio del locale sotterraneo.
L'incendio è divampato intorno all'1:30 del 1° gennaio, propagandosi con velocità devastante. La Procura del Canton Vallese e la polizia cantonale hanno stabilito che le fiamme sono partite dall'utilizzo di fontane pirotecniche, dispositivi che producono scintille e fiamme. Le prime testimonianze descrivono «un incendio che si è propagato rapidamente, generando una grande quantità di fumo e calore intenso. Tutto è avvenuto molto velocemente», si legge nella nota ufficiale.
Il materiale fonoassorbente al soffitto, altamente infiammabile, ha trasformato il locale in una trappola mortale. L'ambasciatore italiano in Svizzera Gian Lorenzo Cornado ha parlato di «un incendio durato pochissimi minuti, circa cinque [...] Il flashover è partito dopo due minuti».
Le vittime italiane
Sei giovani italiani hanno perso la vita nella tragedia: Giovanni Tamburi (16 anni, di Bologna), Achille Barosi (16, Milano), Chiara Costanzo (16, Milano), Emanuele Galeppini (quasi 17, Genova), Riccardo Minghetti (16, Roma) e Sofia Prosperi (15 anni, italo-svizzera residente a Lugano).
Un volo di Stato C-130 ha rimpatriato le salme di cinque ragazzi il 5 gennaio dall'aeroporto militare di Sion a Milano Linate. Giuseppe Tamburi, padre di Giovanni, ha ricordato il figlio al Corriere della Sera: «Era il mio sole, io vivevo con lui e per lui [...] Era un sogno, una luce, amato da tutti».
L'ospedale Niguarda di Milano ha accolto undici feriti italiani, sette dei quali in condizioni particolarmente gravi.
I gestori indagati ma non arrestati
La Procura indaga Jacques e Jessica Moretti, i gestori del locale, per omicidio colposo, lesioni e incendio colposi. La procuratrice generale del Canton Vallese Beatrice Pilloud ha spiegato che la Procura non ha disposto arresti perché «non vi è alcun sospetto che gli indagati intendano eludere il procedimento penale o la pena prevista tramite la fuga».
L'ambasciatore Cornado ha commentato: «In Italia sarebbero stati arrestati sicuramente, troppo grave il reato commesso», precisando però che si tratta di «sono procedure diverse» tra i due sistemi giudiziari.
Le carenze nella sicurezza
L'indagine si concentra sulla conformità dei lavori, sui materiali utilizzati, sulle vie di emergenza e sul rispetto delle norme antincendio. Jacques Moretti aveva dichiarato che ispettori hanno controllato il locale «tre volte in dieci anni», nonostante il Canton Vallese preveda controlli annuali per i locali pubblici.
L'ambasciatore Cornado ha denunciato gravi mancanze: «[...] C'era una sola uscita d'emergenza e non facilmente identificabile. Così come c'erano pochissimi addetti alla sicurezza, forse soltanto uno. Mancava l'impianto antincendio, probabilmente mancavano anche gli estintori». Le autorità locali hanno ammesso che il materiale al soffitto «era infiammabile, non era ignifugo».
Giuseppe Tamburi ha accusato: «Quello che mi lascia sbalordito è la mancanza di un'uscita di sicurezza. O meglio, c'era solo una porticina chiusa. Sarebbe bastato che chi ha fatto i controlli imponesse di allargarla per farla diventare una vera porta di sicurezza con l'apposita maniglia e non sarebbe morto nessuno».
Il sindaco di Crans-Montana Nicolas Féraud ha dichiarato al giornale svizzero Blick che «il Comune di Crans-Montana non ha adottato un approccio permissivo nell'ispezione dei bar». Il Comune ha annunciato che si costituirà parte civile nel procedimento penale contro i gestori.
Una tragedia evitabile
L'ambasciatore Cornado ha espresso la sua rabbia durante la cerimonia a Crans-Montana: «Esistono le disgrazie, ma questa non è stata una disgrazia ma una tragedia evitabile: sarebbero bastati un po' di prevenzione e un minimo di buon senso».
La madre di Giovanni, Carla Masiello, ha raccontato a Zona Bianca: «Probabilmente è tornato indietro per aiutare qualcuno, perché era già all'inizio delle scale [...] Non è tornato indietro per una stupida giacca. Conoscendolo, lui è tornato indietro per aiutare ed è morto così, da martire».
La procuratrice Pilloud ha riconosciuto nell'intervista a Rts: «Chiaramente qualcosa non ha funzionato. Non si possono avere così tanti morti e feriti e dire che tutto è andato liscio». Ha aggiunto: «Vogliamo spiegare ai genitori che hanno perso i figli, ai fratelli e alle sorelle, cosa è successo. E per farlo non possiamo trascurare nessuna pista».
Nota: Questo articolo è stato creato con l'Intelligenza Artificiale (IA).

1 dzień temu





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